Via Della Scala 16, Firenze
I locali di Via della Scala 16 fanno parte del complesso conventuale domenicano di Santa Maria Novella, fondato nel 1221. L'edificio ospita una farmacia aperta al pubblico dal 15 ottobre 1612, quando il capitolo del convento deliberò di aprire l'Officina anche alla clientela esterna. Gli ambienti conservano le stratificazioni architettoniche e decorative di otto secoli di attività: strutture della cappella medievale, armadi da speziale intagliati del 1700, arredi e affreschi neogotici del 1800 e una sala di rappresentanza il cui motivo di carta da parati verde è ancora oggi riprodotto sulle confezioni del Pot Pourri.
Il complesso ha ospitato molto più dell'Officina. Nel maggio del 1434, papa Eugenio IV fuggì da una rivolta popolare a Roma e si stabilì nel convento domenicano di Santa Maria Novella. Durante i nove anni trascorsi qui consacrò la cupola di Brunelleschi appena completata e presiedette il Concilio di Firenze (1439–1443), convocato per ricomporre lo scisma tra la Chiesa d'Oriente e quella d'Occidente. Per quasi un decennio questo edificio fu una sede alternativa del papato.
Ogni giorno accoglie circa 3.000 visitatori.
IL CORRIDOIO
Il corridoio che collega Via della Scala alla Sala Grande fu aperto alla fine del 1700; l'attuale ingresso è opera di Enrico Romoli. Le volte a botte, le colonne binate e il pavimento geometrico in marmo con motivo a rosa dei venti definiscono il carattere architettonico dello spazio. L'ingresso pubblico originario, utilizzato dal 1612 al 1848, si apriva dal Chiostro Grande attraverso un portale a conchiglia progettato da Matteo Nigetti.
LA SALA GRANDE
La principale sala di vendita occupa l'antica Cappella di San Niccolò, commissionata nel 1332 dal mercante Dardano Acciaioli come ringraziamento per la guarigione ottenuta grazie alle cure dei frati e dedicata a San Niccolò, venerato come protettore dei mercanti e degli speziali. Un incendio nel 1574 danneggiò gravemente la cappella, che rimase chiusa e inutilizzata per quasi tre secoli.
Nel 1848 Fra' Damiano Beni trasformò lo spazio per accogliere la clientela internazionale che raggiungeva Firenze durante il Grand Tour: aristocratici, scrittori e viaggiatori provenienti dalla Gran Bretagna e dall'Europa settentrionale, per i quali la città era ormai una tappa imprescindibile. Tra il 1848 e il 1858 furono realizzate otto vetrine da ebanisti fiorentini nello stile neogotico inglese. La volta è decorata dagli affreschi di Paolino Sarti (1848), che raffigurano i quattro continenti come dichiarazione dell'apertura commerciale dell'Officina verso una dimensione internazionale. Le iscrizioni sopra le porte ricordano Fra' Damiano Beni come autore del rinnovamento e richiamano il nome con cui l'Officina era conosciuta in epoca medicea, Fonderia. La sala è nota come Sala dei Principi, in riferimento alla clientela aristocratica e diplomatica per la quale fu concepita.
LA SACRESTIA
La sacrestia della Cappella di San Niccolò fu trasformata, a partire dal 1612, in un deposito dedicato alle preparazioni distillate: acque di rose, distillati di erbe e composti aromatici. L'inventario di Fra' Cosimo Bucelli del 1743 la registra con il nome di Stanza delle Acque e documenta la presenza di numerose bottiglie in vetro destinate alle acque distillate e spiritose. Le preparazioni venivano vendute ai clienti che si presentavano con i propri recipienti da riempire, una pratica rimasta in uso fino alla fine del 1800. Il restauro del 2012–2013 ha riportato alla luce affreschi attribuiti a Mariotto di Nardo di Cione (1300–1400), nascosti sotto stratificazioni successive, compreso un disegno preparatorio volutamente lasciato a vista.
L'ANTICA SPEZIERIA
L'Antica Spezieria fu la principale sala di vendita dell'Officina dal 1612 al 1848, con accesso dal Chiostro Grande attraverso il portale progettato da Matteo Nigetti. La configurazione attuale, definita nel 1700, conserva armadi da speziale intagliati che custodiscono strumenti originali, bilance e vasi dell'epoca monastica. La volta è decorata con stucchi raffiguranti draghi dorati, ispirati ai motivi grotteschi della tradizione ceramica decorativa e reinterpretati secondo il gusto del 1700. In ciascun angolo si trova un putto, o spiritello, tratto dalla tradizione decorativa precristiana. Oggi la sala ospita le preparazioni storiche dell'Officina, elisir, liquori e parte della collezione d'archivio, svolgendo la funzione di Erboristeria.
LA SALA VERDE
Costruita tra il 1335 e il 1337, la Sala Verde ospitò dal 1542 gli strumenti per la distillazione dell'Officina, tra cui forni piramidali, fornelli e vetrerie. Nel 1700 fu trasformata in una sala di rappresentanza destinata ad accogliere gli ospiti illustri, ai quali venivano servite preparazioni come Alkermes, China e cioccolata. Il caratteristico motivo della carta da parati verde è ancora oggi riprodotto sulle confezioni del Pot Pourri. Su una parete è collocato lo stemma del convento domenicano di Santa Maria Novella, racchiuso in una cornice lignea intagliata e dorata. Sulla parete opposta, uno stemma mediceo ospita al centro il ritratto di San Pietro Martire, attribuito a Lorenzo Lippi, circondato da un serpente e affiancato da putti che sorreggono le palle medicee. Sotto lo stemma domenicano si trova il busto in marmo di Fra' Tommaso Valori, direttore dell'Officina dal 1788 al 1823. Durante le soppressioni napoleoniche, nel settembre 1813 Valori acquistò l'Officina dal governo francese a proprie spese, salvandola dalla dispersione, per poi restituirla all'Ordine Domenicano nel 1817. Al di sopra sono esposti i ritratti di tutti i direttori succedutisi dal 1612.